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I 33 Sensi delle Persone Altamente Sensibili: oltre i cinque sensi

L'idea che l'essere umano possieda soltanto cinque sensi – vista, udito, tatto, gusto e olfatto – è una semplificazione che affonda le sue radici nella tradizione aristotelica, ma che oggi risulta ampiamente superata dalle neuroscienze e dalla psicologia contemporanea. Il corpo umano è dotato di una complessa rete percettiva che va ben oltre questi cinque canali sensoriali. Studi recenti indicano infatti l’esistenza di numerosi altri sensi, tra cui la propriocezione (la capacità di percepire la posizione del corpo nello spazio), l’equilibrio (mediato dall’apparato vestibolare), la nocicezione (percezione del I 33 Sensi delle Persone Altamente Sensibili: oltre i cinque sensidolore), la termocezione (sensibilità alla temperatura), l’interocezione (percezione dei segnali interni come fame, sete, battito cardiaco) e perfino la cronocezione, una particolare percezione del tempo, che coinvolge più aree corticali e sottocorticali.

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In questo contesto, le persone altamente sensibili (PAS) rappresentano un caso particolarmente interessante dal punto di vista neuropercettivo. Secondo la psicologa americana Elaine Aron, che per prima ha descritto in modo sistematico questo tratto, circa il 15-20% della popolazione presenta una sensibilità sensoriale più acuta e una maggiore profondità di elaborazione degli stimoli. Non si tratta di una condizione patologica, ma di una variante naturale del funzionamento del sistema nervoso, che comporta una percezione più intensa degli stimoli esterni e interni, una maggiore empatia, un’elaborazione cognitiva più profonda e una reattività emotiva elevata. In altre parole, le PAS hanno un sistema percettivo e neuroemotivo che risponde in modo più complesso e articolato alla realtà.


Negli ultimi anni, alcuni approcci multidisciplinari, che integrano neuroscienze, psicologia sensoriale, medicina somatica e pratiche olistiche, hanno proposto di estendere ulteriormente il concetto di senso, arrivando a ipotizzarne fino a 33. Sebbene questa suddivisione non sia ancora formalmente riconosciuta dalla comunità scientifica, essa si basa su osservazioni cliniche e fenomenologiche rilevanti. I 33 sensi includerebbero, oltre a quelli riconosciuti dalla medicina, anche categorie più sottili e soggettive, come la percezione empatica delle emozioni altrui, l’intuizione, la sensibilità energetica, la capacità di percepire il clima emotivo di un ambiente, o la connessione spirituale. In una persona altamente sensibile, questi canali percettivi risultano spesso particolarmente sviluppati, al punto da generare una sovrastimolazione se non adeguatamente riconosciuti e regolati.


Dal punto di vista neurobiologico, ciò si traduce in una maggiore attivazione delle aree cerebrali coinvolte nella consapevolezza, nell’empatia e nell’elaborazione sensoriale, come l’insula, il sistema limbico e la corteccia prefrontale. Queste attivazioni sono coerenti con il vissuto soggettivo delle PAS, che spesso riferiscono di percepire con intensità dettagli che ad altri sfuggono, di essere facilmente sopraffatte da stimoli multisensoriali o da ambienti caotici, ma anche di avere una forte connessione emotiva con l’arte, la natura e le relazioni umane. Comprendere questa ampiezza percettiva non significa necessariamente patologizzare l’esperienza sensibile, ma al contrario riconoscerla come una forma di intelligenza sensoriale complessa, che merita attenzione e cura.

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Parlare di 33 sensi nelle persone altamente sensibili non significa abbandonare il rigore scientifico, ma piuttosto ampliare la nostra comprensione dell’esperienza umana. È un invito a superare una visione riduttiva della percezione, che per secoli ha confinato il sentire umano entro i limiti dei cinque sensi “canonici”. Le neuroscienze, la psicologia e le bioscienze mostrano oggi che la percezione è un sistema complesso, stratificato e in continuo dialogo con l’ambiente, la memoria, l’emotività e la coscienza. Le persone altamente sensibili, con la loro particolare apertura agli stimoli e la loro intensità percettiva, ci offrono uno sguardo privilegiato su questa dimensione. Comprendere la varietà e la profondità dei sensi che ci abitano — anche quelli più sottili e meno misurabili — consente non solo di conoscere meglio chi siamo, ma anche di abitare il mondo con maggiore consapevolezza, empatia e presenza.

 

Perché parlare di 33 sensi nelle Persone Altamente Sensibili (PAS), ma soprattutto quali sono questi 33 sensi?

Come scritto nella prima parte di questo articolo, siamo tutti abituati a pensare ai cinque sensi tradizionali: vista, udito, tatto, gusto, olfatto; però le Persone Altamente Sensibili vivono e percepiscono il mondo in modo molto più complesso, sfumato, e ricco. La loro esperienza è intensificata da forme di percezione interne, emotive, intuitive e corporee che vanno ben oltre i canali sensoriali "ufficiali".


Parlare di 33 sensi non è solo un modo creativo per descrivere questa ricchezza percettiva: è un modo per validare ciò che le PAS sentono da sempre, ma che spesso non trovano riconosciuto nella vita quotidiana. Molti di questi “sensi”, infatti, non sono riconosciuti dalla scienza classica come veri e propri “organi di senso”, ma esistono nel vissuto reale di chi è altamente sensibile.

 

I 33 sensi: un viaggio nella percezione espansa

Ecco, dunque, i 33 sensi presenti nel tratto di alta sensibilità, suddivisi in 5 grandi aree. Alcune voci derivano dalla psicologia somatica, altre dalla neurobiologia, altre ancora dalla tradizione olistica, ma vediamole insieme:


Sensi fisici tradizionali (5)

1.            Vista

2.            Udito

3.            Tatto

4.            Olfatto

5.            Gusto


Sensi corporei interni (10)

1.     Propriocezione (percezione della posizione del corpo nello spazio)

2.     Interocezione (sentire i segnali interni del corpo: battito, fame, sete, tensione)

3.     Senso dell’equilibrio

4.     Senso del dolore

5.     Senso della temperatura

6.     Senso della fame

7.     Senso della sete

8.     Senso del movimento (cinestesia)

9.     Senso della fatica

10. Senso del respiro


Sensi emotivi e relazionali (9)

1.     Senso dell’empatia

2.     Senso della bellezza

3.     Senso della connessione emotiva

4.     Senso dell’autenticità (percepire se qualcuno è “vero” o “falso”)

5.     Senso della sicurezza relazionale

6.     Senso dell’armonia o del conflitto nell’ambiente

7.     Senso del tono emotivo in una stanza

8.     Senso della solitudine o della presenza

9.     Senso della cura (ricevuta o donata)


Sensi intuitivi e sottili (6)

1.     Senso del tempo interiore

2.     Senso dell’intuizione

3.     Senso dell’energia delle persone o dei luoghi

4.     Senso dell’anticipazione (sentire cosa sta per accadere)

5.     Senso della direzione interiore (bussola interna)

6.     Senso della sincronicità


Sensi di identità e significato (3)

1.     Senso del significato profondo

2.     Senso dell’appartenenza

3.     Senso della verità interiore


Perché è importante riconoscerli?

Comprendere l’esistenza di questi "sensi aggiuntivi" può rivelarsi estremamente utile per le PAS, perché attraverso la loro esplorazione esse potrebbero riuscire a:

  • Dare un nome a ciò che sentono, evitando di sentirsi "troppo" o "sbagliate".

  • Sviluppare strategie di autoregolazione e protezione, evitando il sovraccarico sensoriale.

  • Imparare a coltivare i propri doni: empatia, intuizione, creatività, connessione profonda con gli altri.


Riuscire ad accogliere questi sensi, senza contrastarli, ma osservandoli attentamente, vuol dire avere rispetto per una forma unica di intelligenza sensoriale ed emotiva, che necessita di essere vissuta più come un dono, che come un limite.


Si potrebbe dire che i 33 sensi rappresentino un invito a riconoscere e onorare la profondità dell’esperienza umana nelle persone altamente sensibili, dal momento che non si tratta solo di sentire di più, ma di sentire in modo diverso, stratificato, complesso e spesso non verbalizzato.


Per cui, si potrebbe affermare che, “non si tratta solo di sentire di più, ma di sentire in più modi”, senza, però, soffermarsi semplicemente a contare i sensi, piuttosto imparando ad ascoltarli e a decodificarli. Perché dentro ciascun individuo c'è un paesaggio sensoriale unico, fatto di percezioni visibili e invisibili, forti e delicate, che aspettano solo di essere riconosciute.


Pertanto, quanto scritto vuole essere anche un invito rivolto alle PAS a parlare liberamente della propria esperienza interiore senza sentirsi “diverse”. Poiché, condividere il proprio mondo emotivo con un professionista esperto del tratto può rappresentare un passo prezioso. Confrontarsi con qualcuno che conosca a fondo questa caratteristica può aiutare a dare voce al vissuto sensoriale, restituendo dignità e forza al proprio modo di percepire.


Dunque, che tu ti senta una persona altamente sensibile o stia solo iniziando a esplorare questo mondo, la domanda resta aperta: quali sensi stanno aspettando di essere ascoltati, dentro di te?

 

Hai scoperto di essere una persona altamente sensibile? Ti ritrovi in queste descrizioni? Condividi la tua esperienza nei commenti oppure scrivimi per fissare un incontro di approfondimento.

Se invece sospetti di rientrare nel tratto di alta sensibilità richiedi il test gratuito.


Riferimenti bibliografici

  • Aron, E. N. (1996). The Highly Sensitive Person: How to Thrive When the World Overwhelms You. Broadway Books.


  • Aron, E. N., & Aron, A. (1997). Sensory-processing sensitivity and its relation to introversion and emotionality. Journal of Personality and Social Psychology, 73(2), 345–368.


  • Craig, A. D. (2002). How do you feel? Interoception: the sense of the physiological condition of the body. Nature Reviews Neuroscience, 3(8), 655–666.


  • Damasio, A. R. (1999). The Feeling of What Happens: Body and Emotion in the Making of Consciousness. Harcourt.


  • Porges, S. W. (2011). The Polyvagal Theory: Neurophysiological Foundations of Emotions, Attachment, Communication, and Self-Regulation. W. W. Norton & Company.


  • Barrett, L. F., & Simmons, W. K. (2015). Interoceptive predictions in the brain. Nature Reviews Neuroscience, 16(7), 419–429.


  • Blakeslee, S., & Blakeslee, M. (2007). The Body Has a Mind of Its Own: How Body Maps in Your Brain Help You Do (Almost) Everything Better. Random House.


  • Gallese, V. (2003). The roots of empathy: the shared manifold hypothesis and the neural basis of intersubjectivity. Psychopathology, 36(4), 171–180.


  • McGilchrist, I. (2009). The Master and His Emissary: The Divided Brain and the Making of the Western World. Yale University Press.


  • Todres, L. (2007). Embodied Enquiry: Phenomenological Touchstones for Research, Psychotherapy and Spirituality. Palgrave Macmillan.

 
 
 

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